La visita del Dalai Lama all’antico Gompa di Tawang nel nord-est dell’India (Arunachal Pradesh) ha risvegliato un po’ di tensioni, fra Cina e India, e rimesso all’attenzione la questione, quasi spenta, tibetana.
Tanto, il posto è suggestivo. Tawang un tempo era territorio tibetano, grandi vallate e alte colline con dietro l’Himalaya, abitate dai Monpa (gruppo tribale d’origine tibetana). Per gli indiani riporta alla memoria il conflitto del 1962 quando truppe cinesi scesero fin qua sotto. Fra colline piene di orchidee, si combattè duramente e gli indiani (fra cui i gurkha nepalesi) riuscirono, finalmente, a bloccare i cinesi prima che scivolassero nelle piane dell’Assam.
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Botta da orbi oggi intorno a Singh Durbar, l’enorme Palazzo Bianco che un tempo ospitava i Principi Rana ed oggi sede di numerosi ministeri. Come ai vecchi tempi, quando i maoisti erano appena usciti dalla clandestinità, sono arrivati i bus dai villaggi di Kavre, Ramechap, Gorkha, carichi di contadini e ragazzini che sembrano in gita scolastica.
Prima dell’alba, nel nebbione invernale, sono entrati nel compound del Palazzo ministri, segretari e travet per sfuggire al blocco (gherao) dei maoisti. Poi qualche migliaio di persone ha bloccato la zona, batti e ribatti e, come sempre, accade dalla parole si è passati ai fatti e sono iniziati a mulinare i bastoni (lathi) dei poliziotti.
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Prachanda sta spingendo per ottenere una fetta di potere; cercano di non esagerare, come dimostra la rinuncia del blocco dell’aereoporto internazionale, ma spesso il controllo sfugge nelle periferie. A Dhankuta (est Nepal) vi è stato proclamato il coprifuoco. L’idea è una progressivo movimento di piazza, blocco delle attività degli enti locali (DAO- district administration offices) e grande manifestazione a Singh Durbar, sede del Parlamento. Lo scopo dimostrare che senza i maoisti nulla si muove e, contemporaneamente, come sta avvenendo trattare con i partiti di governo. Quindi niente paura, i maoisti non esagereranno, tranne qualche segmento incontrollato. I leaders maoisti hanno assaggiato i piaceri del potere, parte della base ha già contestato qualche lusso (macchine, case, scuole private per i figli, viaggi) degli ex-guerriglieri, per cui non torneranno nella jungla. Ricordiamo che, comunque, i maoisti raggiunsero la maggioranza relativa nelle ultime elezioni per l’Assemblea Costituente.Dall’altra parte è uguale. Si minaccia l’intervento dell’esercito, si allerta la polizia, ma si discute come ridividere il potere....
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Tanti soldi in ballo per salvare l’Africa, i poveri del mondo, per eliminare fame, malattie, morte, tutto il male. Il “big push forward in Africa to end poverty” disse Tony Blair a Davos nel 2005; intenti ribaditi nei G8 a Glebeagles e in Germania a Heiligendamm (2007) e, infine, in Giappone in cui si riaffermò tutto quanto: We are firmly committed to working to fulfill our commitments on ODA made at Gleneagles, and reaffirmed at Heiligendamm, including increasing… ODA to Africa by US$ 25 billion a year by 2010.». Poi si voleva oltre che eliminare la povertà, making efforts to address civil war and «failed states.
Slogans fatti propri dal gruppo di rockstars capitanate da Geldof «Make Poverty History», addiritturta il patinato Vanity Fair s’è messo in testa di salvare l’ Africa (2007), Madonna và in Malawi, Bono, Bill Gates, la Regina di Giordania Rania , tutti vogliono ridurre la povertà in Africa entro il 2015. Gran battage pubblicitario che ha portato soldi a tutto il sistema dell’industria dell’assistenza (ufficiale, come gli amici del DFID o del World Food Programme e non governativo ONGs, come CCS Italia, Intersos, etc.).
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Se uno vuole sapere in base al suo reddito, educazione, lingua e nazione dove si colloca in classifica fra gli oltre 7 miliardi d’abitanti del mondo lo può fare, inserendo i suoi dati in http://www.youintheworld.info.
E’ un gioco ma rende l’idea di quanto siamo privilegiati e fortunati, noi occidentali. Io ho inserito i miei dati e mi sono ritrovato fra i top del mondo, cioè fra gli unti dal Signore che compongono cioè lo 0,57 della popolazione mondiale, insieme ad altri 38,474,429 individui. Peggio di me (almeno a livello materiale) stanno ben 6,729,693,283 persone.
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Basterebbe poco, a una ONLUS\ONG, per fare un bilancio trasparente e tacitare le critiche montanti sull’efficacia e serietà di queste organizzazioni. Basterebbe scrivere e dettagliare quanto entra, quanto è speso in Italia (per amministrazione, personale, spese generali, comunicazione, convegni e meetings, attività varie, viaggi su e giù), quanto è speso dalle strutture nei paesi sostenuti per le stesse cose, quanto arriva veramente ai beneficiari diretti, dettagliando come questi soldi sono stati utilizzati.
Inizia il Tihar, la festa delle Luci, che conclude i quindici giorni di riunioni famigliari, invocazioni alle divinità, sacrifici e gran mangiate del Dashain. Il Tihar, porta via tutte le feste e anche uno degli avvenimenti più interessanti di questa stagione a Kathmandu, il Jazzmandu: una serie di concerti di jazz e blues iniziati il 7 ottobre con l’ Himalayan Blues Festival.
L’idea di Jazzmandu l’hanno avuta sette anni fa due suonatori nepalesi (fra i pochi) che hanno iniziato lemme lemme a organizzare concerti nella capitale. I due ex-ragazzi organizzatori, Chhedup Bozman e Navin Chettri, suonavano e suonano con un loro gruppo (Cadenza) e, entusiasmati al ritorno dal Palmer Street Festival in Australia hanno provato a replicarlo anche qui a Kathmandu. L’evento è cresciuto, tanta gente partecipa entusiasta ed è stato pure aperto un Kathmandu Jazz Conservatory. Quest’anno sono stati raccolti un bel gruppo di musicisti internazionali e nepalesi. Il Festival si muove fra hall di grandi alberghi ma scende anche nelle strade e uno dei posti più affascinanti per ascoltare la musica è stato, quest’anno, l’antico e restaurato (dai tedeschi) Palazzo Reale di Patan. La parola d’ordine, come negli anni della guerra civile, è Music for peace and compassion.
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Ho cercato di resistere ma non ci sono riuscito. Sono arrivate diverse mail su un articolo comparso sul quotidiano locale di Genova Secolo XIX relativo al CCS ONLUS; un associazione su cui, da tempo, raccogliamo dati e testimonianze non brillanti. Può essere utile, come altre segnalazioni, come esempio per chi vuole conoscere l’ambiente della cooperazione internazionale.
.......Queste notizie e le prime informazioni che giungono dall’amico Max da Londra su una sua sommaria analisi di alcuni bilanci (appena depositati) da ONLUS\ONG nostrane, spiegano il titolo del post. Ho preso spunto concreto da una NewsLetter (che dovrebbe raccontare le attività dell’Associazione) di CCS Italia Onlus. “Enrico and Andrea si sono “magnati ‘na pasta” con alcuni rappresentanti paese delle principali ONG italiane presenti in Mozambico (CESVI, ISCOS, CIES, Share…) per sentire le loro esperienze nel Paese”. Niente di male, per amordiddio in realtà, ma dà un po’ il senso del sistema. L’originale è a disposizione e mi è stato inviato da un collaboratore pentito (che comunque s’è beccato una lauta liquidazione, tanto sono soldi dei bambini).
Contemporaneamente mi scrive un altro ex collaboratore del CCS dal Mozambico: del ccs le notizie non sono buone, non fanno quasi niente, aiuto ai bambini quasi zero, i soldi se li mangiano in stipendi, affitti di casa e ufficio, automobili diesel, manutenzione. Vuoi sapere l’ultima, un dipendente mozambicano se comprato un land cruiser pajero costo 40000-50000 dollari, benzina, 6 cilindri .Antenna parabolica in casa, e una piccola famiglia da mantenere 10 persone. E aggiunge, parlando della costruzione delle scuole: quando lavoravo io le scuole che costruivamo costavano un terzo rispetto a quelle fatte da loro; i loro costi sono uguali a quelli di un’impresa, ma loro non pagano iva contributi per i lavoratori tasse ecc. Come potresti giustificare i land cruiser costruzione di case e altro?
Dalla Cambogia aggiungono: come è possibile che chiedano ai sostenitori euro 7.000 per costruire 1 (una) classe (vedi loro sito) di 20\30 mq con un costo di euro 280 al mq. (in campagna dove i costi sono più bassi) quando un cambogiano ha un reddito procapite di euro 600 all’anno. Per una famiglia e una casa di 60 mq servirebbe il reddito totale annuo di 30 anni per costruirsela. Notizie tristi che ci inducono a preparare un post con alcune informazioni utili a tutti: quanto costa costruire una scuola in Nepal, Mozambico e Cambogia. Quando lavoravo in Nepal mi ero fatto fare un progetto, da una società privata, sul prototipo di una scuola primaria ( 5 classi, aula segreteria, bagni e serbatoi per l’acqua), e il costo totale ammontava (rivalutati) a euro 18.000.( Il progetto è a disposizione). Cosine che è utile sapere quando si guarda un bilancio di una ONLUS\ONG.
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Torno dall’Africa con un po’ d’ottimismo. Giro breve, niente di approfondito ma quando si va in un paese (o in un continente) si respira l’aria, si sente il sottofondo fatto di persone e cose. Poi si legge e si cerca d’informarsi. Alcuni paesi hanno ridotto (quasi dimezzandola) la percentuale di affetti da HIV (Malawi Tanzania). Nel dimenticato Gabon (perso nell’Africa occidentale) il presidente Omar Bongo (nome da favola) è rieletto e, malgrado qualche critica, senza violenze. In Kenya stanno lanciando telefonini a ricarica solare. Il Mozambico resiste, malgrado un sistema finanziario inefficiente, con tassi di crescita asiatici (+7%) e sta scoprendo (per venderlo) ingenti riserve di carbone che potranno assicurare redditi enormi per il paese.
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